Hoy hemos comido la ruta! (Oggi ci siamo mangiati la strada!)
Questa prima tappa interamente in Galizia ci ha dimostrato che le gambe hanno ormai l’allenamento fatto nelle Asturie e non temono più nulla. A fine giornata una media di quasi 4 km/ora nonostante un paio di salite importanti, hanno sancito questa verità.
La partenza
Stamattina il calo termico, anche per l’altura, era evidente e siamo usciti tutti ben coperti. Dopo la colazione fatta presso un panaderia abbiamo iniziato la discesa fra sentieri alberati e panorami appena velati da nuvole basse.
In cammino …
La Galizia ci ha voluto ricordare che anche lei ha salite importanti e ne abbiamo cominciato una che ci ha fatto superare i 1000 metri di quota fino ad un parco eolico.
Quindi la discesa fino a giungere, al km 12, un punto di sosta chiamato Casa Mesón dove abbiamo mangiato dei panini enormi e bibite. Dopo 3 ore, nonostante la saluta importante, avevamo già fatto 12 km!
Qui incontri con altri pellegrini prima di riprendere la marcia. Altra salitona di giornata con circa altri 250 metri di dislivello a tratti anche molto ripido e, una volta giunti in cima, altra sosta rinfrescante.
Dopo la discesa abbiamo raggiunto una località con poche case, prima di proseguire verso la nostra meta.
Qui abbiamo incontrato due pellegrini che ci hanno riferito che i gestori dell’albergue suggerivano di arrivare direttamente dalla strada statale che stavamo percorrendo.
L’arrivo …
Il suggerimento di ha fatto percorrere oltre due km in più che avremmo anche risparmiato, ma ormai le gambe vanno.
Domani, se il tempo non sarà inclemente, tappa da 30 km fino a Lugo dove probabilmente farò un giorno di sosta per visitare la città.
Note della giornata …
Nonostante la tappa sia stata più lunga e con un paio di salite e discese importanti, abbiamo percorso quasi 26 km a 3.9 km/h di media.
Finalmente la temperatura si è abbassata di nuovo. Oggi entriamo in Galizia e mancano circa 150 km a Santiago de Compostela
La partenza
Stamattina, dopo la colazione, partenza da Castro dove ci eravamo trasferiti per dormire. La prima, gradevole, sorpresa è che la temperatura si è notevolmente abbassata e siamo usciti con circa 18° con massima prevista non oltre i 21° (circa 15 meno di ieri).
Subito un bel boschetto ed arriviamo all’Ermita di San Lázaro di Padraira.
In cammino …
Quando siamo usciti dal boschetto, abbiamo percorso alcuni km in salita sulla strada nazionale prima di deviare e riprendere su un bosco in salita. Stavamo attaccando El Acebo, l’ultima altura asturiana.
La salita ci ha fatto ricordare quanto siano dure le “subidas”, quindi abbiamo passato il confine fra Asturie e Galizia incontrando il primo mojon con i km. Durante la salita abbiamo incontrato anche tre pellegrini italiani, Francesco, Marco e Renato.
Terminata la discesa ci siamo fermati ad un bar, dove abbiamo preso qualcosa. La sera abbiamo poi saputo che il titolare aveva avuto un attacco di ictus nel pomeriggio ed era stato ricoverato.
Abbiamo quindi ripreso la marcia verso la nostra destinazione senza grandi difficoltà tecniche.
A darci però il benvenuto in Galizia ci ha pensato la salita del silenzio, cioè la salita ad A Fonsagrada così chiamata, ci hanno detto, perché chi sale risparmia ogni forza per affrontare la salita, evitando anche di parlare.
L’arrivo …
All’arrivo ci siamo diretti all’albergue. Stanotte avremo una camerata solo per noi quattro. La sera, cena tipica galiziana con caldo gallego e pulpo.
Note della giornata …
Con O Acebo e con la salita di A Fonsagrada sono terminate le parti veramente dure del cammino. Adesso serve solo macinare km verso Santiago, e ne mancano circa 150.
Domani è prevista pioggia. A Cadavo Baleira ci arriveremo camminando o nuotando…
La giornata della discesa spacca gambe dell’Embalse de Grandas de Salime. Il caldo continua a farla da padrone (oggi fino a 35°).
La partenza
Dopo una notte praticamente insonne, grazie a tre pellegrini molto poco rispettosi degli altri, siamo partiti alle 7:15 per cercare di sfruttare il fresco della mattina.
Siamo passati davanti la Iglesia de Santa María de Berducedo ed abbiamo proseguito verso La Mesa, dove ci saremmo fermati a fare colazione.
In cammino …
L’uscita da Berducedo ha presentato una prima parte in salita su terreno pietroso, poi una parte di sentiero, qui di asfalto fino a La Mesa dopo poco più di 4 km.
Qui colazione con succo di arancia e pane tostato con burro e marmellata e ci siamo rimessi in cammino per un tratto di salita molto ripida seguita poi da un tratto di discesa su pietre e sterrato, fino a quando abbiamo raggiunto l’Hospital de Buspol.
Subito dopo aver attraversato e richiuso un cancello per il contenimento del bestiame, abbiamo cominciato 8km di infinita, interminabile, eterna discesa verso l’Embalse de Granada de Salime, un bacino artificiale con relativa diga e centrale idroelettrica.
Panorama stupendo e discesa senza difficoltà tecniche di rilievo, salvo che per le anche che urlavano “pietà” a gran voce!
La discesa l’ho fatta tutta con Fabio, con il quale abbiamo parlato di tante cose, mentre Emerique e Pamela hanno ingranato il turbo e sono andati avanti.
Dopo circa quattro ore di discesa siamo arrivati sullo stradale e ci siamo diretti prima al Mirador, una piattaforma panoramica posta dopo la diga, che abbiamo passato subito dopo, dirigendoci verso il ristorante dove ci attendevano i nostri compagni di cammino e dove ho ripreso fiato e bevuto in abbondanza (anche se oggi avevo portato con me quattro litri di acqua).
Dopo aver ripreso le forze, sono ripartito da solo, visto che i miei compagni erano già andati via.
Sei interminabili km su un asfalto rovente che ho percorso fino a Grandas de Salime, evitando di fare l’ultimo km e mezzo nel bosco, risparmiandomi così una bella salita e discesa con una distanza equivalente a quella su strada.
L’arrivo …
Arrivato a Grandas ho incontrato dapprima un ragazzo al quale ho chiesto una indicazione. Quando ha visto che ero italiano mi ha detto che si chiamava Pablo e che aveva studiato archeologia a Siracusa.
Ho quindi raggiunto al bar i miei compagni ed ho mangiato il primo pulpo con patatas di questo cammino.
Accanto a loro c’erano altri pellegrini fra i quali Francesco (di Roma) e Marco (di Firenze) seduti al tavolo con una pellegrina. Poiché lungo la discesa avevo trovato un braccialetto di plastica che avevo raccolto, ho chiesto anche a loro, così come avevo già fatto con altri pellegrini incontrati prima, se avessero perso il braccialetto. A lei si sono illuminati gli occhi e sorridendo ha detto “it’s mine!”.
Quindi spesa e riposo. Domani ultima tappa “tosta” fino ad A Fonsagrada ed entreremo in Galizia. Mancano poco meno di 200 km a Santiago.
Note della giornata …
Un’altra tappa muscolare, caratterizzata dalla importante perdita di quota (1000 metri in circa 8 km) che potete vedere sotto.
Anche oggi caldo opprimente ma nei prossimi cinque giorni è prevista pioggia, con abbassamento delle temperature di circa 10 gradi, che almeno ci agevolerà nel cammino.
Tappa da Colinas de arriba a Berducedo (Km 21). Una giornata così spettacolare non avrei potuto immaginarla neanche nei miei sogni più belli, ma oggi ho avuto i miei angeli custodi. Tappa massacrante ma meravigliosa! Ma andiamo con ordine…
La partenza
Stamattina alle 7:40 siamo usciti in gruppo io, Pamela, Fabio ed Hemerique, imboccando la strada in ripida salita che ci avrebbe portato sulla Ruta de los Hospitales. Poco dopo il primo regalo della giornata: il sorgere del sole mentre alcune valli erano coperte da nuvole basse. Un incanto!
In cammino …
Dopo 30 minuti di salita ci siamo immersi sulla Ruta e, poco dopo, siamo arrivati nel posto dove avevo deciso di lasciare una pietra per mia madre. Per lei, infatti, sto facendo un pellegrinaggio vicario.
I miei compagni di cammino mi hanno lasciato qualche minuto di raccoglimento, quindi abbiamo ripreso la marcia, via via sempre più dura ma con una vista meravigliosa.
Successivamente abbiamo cominciato ad incontrare gli Hospitales, rifugi creati negli anni per assistere i pellegrini nei loro viaggi.
Non ci siamo fatti mancare neanche la vista di mandrie di vacche al pascolo e di cavalli selvaggi che pascolano liberi.
A Puerto del Palo è cominciata una discesa massacrante che mi ha anche fatto terminare l’acqua. Un gruppo di pellegrini di Valencia mi ha dato un po’ di acqua che avevano in più e la sera in albergue gli ho offerto da bere.
A Lago mi è venuto incontro Fabio che mi portava una bottiglia di acqua. Quindi un po’ di riposo davanti la chiesa prima dell’ultimo tratto verso Berducedo.
L’arrivo …
Quando sono arrivato, stremato, ho trovato i pellegrini che mi avevano aiutato che, appena mi hanno visto, mi hanno riservato caloroso applauso.
Note della giornata …
La tappa più bella del cammino, dura ma indimenticabile. Il dislivello, positivo e negativo è stato importante ma oggi questo non conta, contano le emozioni provate.
Adesso porto il corpo a riposare, ma gli occhi ed il cuore sono rimasti lì dov’ero stamattina: lassù sopra le nuvole…
La tappa di oggi è servita come avvicinamento all’inizio della ruota stessa, e sono stati 21 km a tratti impegnativi ma belli.
La partenza
Anche oggi partenza in solitaria dopo una notte semi insonne, grazie (si fa per dire) ad un paio di pellegrini poco educati. L‘uscita da Tineo è stata su uno sterrato gradevole e coperto dalla solita bella vegetazione.
Oggi la nebbia mi ha dato tregua, diradandosi un po’ e lasciandomi vedere il panorama, almeno per un po’.
Dopo lo sterrato ha lasciato spazio a tratti con pietre sporgenti, anche di grandi dimensioni, che rendevano difficoltoso avanzare.
In cammino …
Qualche gruppo di pellegrini, fra i quali alcuni provenienti da Siviglia che raccoglievano plastica lasciata in giro da pellegrini poco rispettosi del bene comune.
La salita è proseguita fino a quota 900 m, dove ho incontrato Massimo, pellegrino di Logroño con evidenti problemi alle gambe. La forza d’animo che aveva era commovente…
Da lì è cominciata la discesa fra le nuvole che nascondevano, in parte, l’ambiente circostante.
Dopo un passaggio su strada, altra discesa fino ad un bivio che portava al monastero di Obona.
Io invece ho proseguito fino a raggiungere Campiello dove mi sono fermato per una sosta. Qui ho incontrato di nuovo Pamela, la pellegrina austriaca, con la quale ho proseguito prima fino a Borres incontrando poi il bivio per la Ruta de los hospitales.
Da lì altri 4 km e mezzo fra salute e discese con il sole che ha fatto vedere che esiste ancora…
L’arrivo …
L’albergue di Colinas de arriba è molto bello e nuovissimo, con camere pulite e bagni per ogni camera. È stata una buona decisione fermarsi qui.
Dopo la doccia, mentre aggiornavo il blog, un pellegrino francese di nome Wael con la passione per i ritratti, me ne ha fatto uno. Mi ha detto che ha esagerato un po’ con il naso, ma non è che abbia poi sbagliato di molto!
Note della giornata …
Le tappe “di trasferimento” non esistono nelle Asturie! Subidas y bajadas sono sempre presenti.
Adesso recupero le forze visto che domani mi aspetta la tappa “regina” di questo cammino: la Ruta de los hospitales
Tappa breve di trasferimento a Tineo. La mia inseparabile compagna di viaggio oggi è stata la nebbia, che mi ha oscurato la vista del paesaggio.
La partenza
L’esperienza della cena comunitaria e, stamattina, della colazione, è stata molto bella. Persone sconosciute che si ritrovano e parlano in maniera naturale di tante cose.
A cena Allison aveva chiesto a ciascuno di noi cosa rappresentasse il cammino. Mi è venuto spontaneo dire che “il cammino è la vita per come dovrebbe essere“.
Stamattina, dopo la colazione, ho preparato le mie cose e sono ripartito da quel luogo magico che è la casa di ciascun pellegrino.
L’abbraccio di Allison ed Alberto ha suggellato il distacco, sapendo che adesso anche io appartengo a quella casa. Una esperienza unica che consiglio a tutti di fare.
In cammino …
Sono uscito da Bodenaya sotto una fitta nebbia che lasciava pochi metri di visibilità. I sentieri alberati mi hanno accolto, quasi volessero dirmi “cammina tranquillo, vegliamo noi su di te“.
In effetti, gli unici momenti di preoccupazione sono stati quando ho dovuto attraversare la strada nazionale…
Alcuni incontri con altri pellegrini hanno caratterizzato il breve tratto di oggi, dove ho avuto modo di camminare solo con me stesso.
Purtroppo la nebbia mi ha quasi sempre nascosto il paesaggio circostante, lasciandomi ai miei saliscendi su stradelle a tratti fangose.
L’arrivo …
Dopo un breve tratto in discesa sono giunta, in tappa unica senza soste, a Tineo.
L’ultimo passaggio è stato davanti ad un monumento al pellegrino dove, sorridente, ho fatto una foto.
Note della giornata …
Tappa senza particolari difficoltà. Avrebbe dovuto essere totalmente oianay, ma ormai ho capito che il llano asturiano (piano asturiano) non esiste! Comunque nulla a che vedere con la salita di ieri.
Domani altra tappa corta per riprendere le forze prima di affrontare la tappa regina, la Ruta de los hospitales.
Sono felice. Nonostante la fatica per arrivare qui, posso dire che ne valeva la pena!
La partenza
Stamattina solita sveglia, barba e via sotto una fastidiosa pioggerellina. L’uscita da Cornellana regala la vista suggestiva del monastero (dove si dorme benissimo).
In cammino …
Ormai ho capito che in Asturias le salite non finiscono mai, anche quando sembra che lo siano!
Un bosco fantastico, solo reso scivoloso dalla pioggia che mi ha anche costretto a tenere alta l’attenzione soprattutto in discesa per non scivolare.
Quindi un tratto più o meno pianeggiante fino ad arrivare alla Fuente de Santiago dove ho preso altra acqua.
Quindi, 3 km prima di Salas, un bar-albergue fantastico dove abbiamo fatto colazione sotto una Panera che corrisponde agli Horreos in Galizia, ma molto più grande (una sorta di granai sospesi).
Quindi in marcia verso Salas dove ho pranzato con birra e tortilla.
Quindi la dura salita verso Bodenaya, caratterizzata da un bosco incantevole e da due rampe, dopo la cascata di Nonaya, veramente impegnative.
Quindi Porciles ed infine Bodenaya.
L’arrivo …
A Bodenaya l’albergue è adesso gestito da Allison ed Alberto che mi hanno accolto con calore, come da buona tradizione di questo luogo caratteristico del cammino primitivo.
La solita doccia ha rimesso tutto a posto.
Note della giornata …
La fatica per salire a Bodenaya è compensa ampiamente dall’accoglienza del luogo.
Il dislivello è importante ma, fatta eccezione per quelle due rampe, fattibile.
La tappa su potrebbe intitolare “assalto a El Fresnu” visto che è caratterizzata principalmente da questa prima impegnativa salita. E quando pensi che la saluta sia finita, ecco che ne arriva un’altra!
La partenza
Partenza alle 7:45 da Paladín e la prima parte è stata molto gradevole con un bel bosco dove, ad un certo punto, sembravano dovessero uscire fuori i folletti.
La vista del Rio Nora, ci ha accompagnato per un po’, fino a quando, dopo aver passato il ponte a Peñaflor, ci siamo immersi in un piano che ci ha portati fino a Grado, dove abbiamo fatto colazione.
Oggi, visto che Carlo aveva allungato il passo non fermandosi alla mia tappa, ho camminato con una pellegrina austriaca trapiantata in Spagna dove vive e lavora. Ottimo esercizio per parlare in spagnolo!
In cammino …
Dopo aver finito la colazione, siamo usciti da Grado per affrontare la salita fino a El Fresnu.
Neanche il tempo di uscire e ci si presenta davanti una prima salita tosta che ci ha fatto capire subito come sarebbe stata la giornata!
La salita fino a El Fresnu, seppur piacevole come panorama, ci ha fatto letteralmente sudare. Ogni volta che la salita sembrava essere finita, ecco che si presentava un altro pezzo!
Con molte pause e la lingua di fuori, abbiamo scollinato, fermandoci a mangiare un po’ di more che crescono numerose.
Quindi la discesa verso San Marcelo e quindi Doriga, dove abbiamo fatto un’altra sosta.
L’arrivo …
Dopo Doriga, un altro bel bosco prima di passare sotto l’autostrada. Altro bosco che però ha presentato qualche difficoltà, data la pioggia che aveva cominciato a scendere ed un sentiero ripido fatto da pietre affioranti. Suggerisco molta cautela nel fare la discesa…
Giunti a Cornellana, sebbene il monastero sembrasse chiuso, abbiamo trovato alloggio con 7€ e possibilità di lavare ed asciugare con una offerta.
La consueta doccia ha rimesso a posto tutto.
Note della giornata …
La prima vera salita del Camino Primitivo. La scelta di non forzare le tappe continua a sembrarmi la migliore anche se, ovviamente, ciascuno fa il suo cammino. Certo, Carlo si stava allenando per fare a settembre una gara su sei giorni con 50 km al giorno! Difficilmente avrei potuto tenere il suo passo…
Prima tappa di assaggio sul cammino primitivo. È una tappa che fa capire cosa sarà il cammino: una infinita serie di salite e discese!
La partenza
Dopo la sveglia, io e Carlo, un pellegrino di Torino che ho conosciuto ieri, siamo partiti, seguendo le conchiglie incastonate nei marciapiedi. Ieri la visita alla cattedrale, che consiglio a tutti.
Mi manca Isabella che, causa problemi al piede ed al ginocchio, non è con me. Magari il prossimo anno rifaremo un cammino insieme.
Subito dopo la partenza siamo passati accanto alla scritta “Oviedo” dove ho fatto una foto, quindi ci siamo diretti di buon passo verso San Lazaro de Paniceres.
Abbiamo quindi raggiunto la capilla del Carmen dove abbiamo messo un timbro, quindi abbiamo proseguito fino al Ponte de los gallegos dopo il quale ci siamo immersi in un bosco magnifico!
In cammino …
Poco prima di Venta del Escampleru, dove ho fatto una sosta, ho detto a Carlo di proseguire con il suo passo. A breve farà una gara con maratone da 50km al giorno! Non può certo andare con il mio passo!
Dopo Venta ho camminato un po’ con Reiner, tedesco in cammino da solo, anche se poi ho allungato po’ il passo.
Prima di Premoño ho passato un altro bellissimo bosco e visto il Rio Nora. Dopo Premoño sono (quasi) finiti i saliscendi ed ho attraversato un punto pianeggiante con allevamenti di bestiame.
L’arrivo …
L’arrivo a Paladin mi è sembrato quasi un miraggio. La prima giornata è sempre la più pesante, perché ti fa prendere il ritmo. Credo che la scelta di fare tappe corte fino alla Ruta de los hospitales sia stata saggia.
Staremo a vedere…
All’albergue ho regalato un po’ delle mani e frecce di Santiago che a mia volta avevo ricevuto.
In cambio ho ricevuto sorrisi. Ci vuole così poco per fare stare bene le persone…
Note della giornata …
Una tappa di assaggio con il camino primitivo. I saliscendi ti fanno prendere il ritmo per ciò che riserverà il cammino nelle tappe successive. Spero di resistere.
Completati i lavori a Capizzi (ME) per il sacello di San Giacomo e per la scala che consente l’abbraccio al Santo.
Capizzi ritorna ad essere méta di pellegrinaggio
Chi ha avuto modo di incontrare il popolo capitino conosce bene l’indomabilità del loro carattere, che rende onore al fatto che San Giacomo e San Giovanni fossero appellati Boanerghes (“figli del tuono” in aramaico).
Neanche la pandemia è stata in grado di fermare i propositi dei fedeli che hanno visto concludere, nelle passate settimane, i lavori per due opere di architettura religiosa moderna: il sacello di San Giacomo e la scala per poter fare il tradizionale abbraccio al santo al termine del pellegrinaggio.
Il sacello di San Giacomo
Il Progetto del Sacello di San Giacomo della Parrocchia dei Santi Nicolò e Giacomo ha inizio nel 2020 in periodo di piena pandemia, quando la città trovandosi in zona rossa decide di affidarsi totalmente al Protettore San Giacomo Maggiore. In memoria di questi due anni di emergenza erige un “Sacrario” in cui custodire le Sacre Reliquie dell’apostolo con le offerte della popolazione.
La progettazione
Al giovane Architetto Luciano Marino è affidato l’arduo compito della progettazione e della gestione delle manovalanze per dare alla comunità un’opera degna del Santuario di San Giacomo, meta di pellegrini da tutta la Sicilia.
L’altare prima dell’inizio dei lavori (chiesa di San Giacomo Maggiore a Capizzi)
L’architetto pensa ad un Sacello con una porta Santa sulla falsa riga della porta del paradiso del battistero fiorentino; essa sarà costituita da formelle che raccontino il legame tra la comunità e il protettore sfociando in immagini che rimarranno alla storia.
Per far ciò si appoggia ad uno dei carrettisti più famosi di Sicilia, Giuseppe Lanzafame, il quale riesce a creare l’impossibile con il legno, rispettando fedelmente i disegni del progettista.
Dall’idea al progetto
Le sculture che coronano il Sacrario sono in legno di tiglio. Al centro lo stemma principale con i simboli del Santo, a destra e sinistra gli stemmi dell’arciprete Don Antonio Cipriano e del Vescovo di Patti, Sua Eccellenza Mons. Guglielmo Giombanco. Particolare da notare è che vicino allo stemma dell’arciprete si può scrutare un burattino di legno, firma del progettista stesso.
Gli stemmi sono legati da festoni floreali composti da il giglio di San Giacomo, ginestre (fiori locali diffusi a Capizzi nel periodo tra giugno e luglio, mese della festivitò del’apostolo) e melograni, simbolo del sacrificio e del martirio.
La porta è ornata da stelle ottagonali e conchiglie, per ricordare che li dietro sono custodite le spoglie mortali di “Santiago de Compostela” il pellegrino.
La realizzazione
Le otto formelle sono rispettivamente:
La consegna del vessillo Aragonese dall’autorità Civile all’Autorità religiosa
Il cappello di San Giacomo al Morente, antica tradizione Capitina
L’arrivo delle reliquie a Capizzi
Il rito dei “miracoli”, l’abbattimento del muro
L’allegoria dell’arcipretura capitina
San Giacomo che benedice i pellegrini verso Santiago e verso Capizzi
L’ostensione del Simulacro in Pandemia
La costruzione dello stesso sacello in presenza del progettista, il padre (ebanista del sacello) e l’arciprete.
Iniziano i lavori. La struttura con il nuovo gradone in basso
Con pazienza, fede e devozione, i lavori procedono fino al loro completamento che restituisce ai fedeli ed ai turisti la chiesa abbellita da quest’opera d’arte religiosa moderna.
La scala
L’avvenuto gemellaggio con il cammino di Santiago e l’affiliazione con la cattedrale della capitale giacobea non potevano rimanere fatti isolati.
Il sacello viene, quindi, completato con una scala posteriore che possa consentire ai pellegrini di svolgere il tradizionale abbraccio al santo.
Il progetto della scala, realizzata con tecniche tradizionali, prevede alcuni elementi simbolici che ne arricchiscono la valenza religiosa ma, al tempo stesso, legata alla vita di questa perla dei Nebrodi.
La balaustra è realizzata in ferro battuto, come rose che si inerpicano verso il santo.
Le colonne che affiancano la scala, rappresentano Teodosio ed Attanasio, discepoli del santo.
Al di sopra dei due capitelli vengono poste le prime due pietre cadute dal muro dei miracoli il 26 luglio del 2022; queste due pietre, raccolte dall’arciprete Don Antonio Cipriano e da sua eccellenza Mons. Andrea Ripa, sono state collocate nel santuario in ricordo del nefasto periodo che ha colpito la comunità.
La scala che porta all’abbraccio con il santo. Ai lati le colonne che simboleggiano Teodoro ed Attanasio.
L’abbraccio al santo
L’abbraccio al santo è uno dei riti di fine cammino che i pellegrini effettuano sia a Santiago che a Capizzi.
Il pellegrino si rivolge al santo sussurrando “raccomandami a Dio, amico mio” completando così il suo percorso devozionale.
Aurea Jacopea, Duppiu piddirinu ed Indulgenza plenaria
Il pellegrino che giungerà lungo una delle vie di pellegrinaggio a Capizzi, riceverà l’Aurea Jacopea, l’equivalente della Compostela.
Inoltre, chi porterà con sé la credenziale di Santiago, attestando così di aver percorso entrambi i cammini, riceverà anche il Duppiu piddirinu (doppio pellegrino), un certificato scritto in siciliano ed in spagnolo, che attesta l’aver effettuato la doppia percorrenza.
L’Aurea Jacopea
Il “Duppiu piddirinu”
Infine, di recente il Santo Padre ha concesso l’indulgenza plenaria al Santuario di San Giacomo Maggiore in Capizzi, così come già avveniva nel medioevo.
Riferimenti
Maggiori informazioni possono essere chieste alla segreteria del santuario.